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Lo storico americano e Teano l'imperscrutabile

 
 

Sbirciando tra le varie storie del mondo antico spesso si trovano delle sorprese inattese. Scoprire che l'importante storico e studioso dei Romani Thomas Spencer Jerome (1854-1914) avesse una grande stima per la città di Teano è un fatto quanto meno inaspettato e singolare. Jerome è stato colui che ha riabilitato la memoria dell'Imperatore Tiberio dopo secoli di maledizioni, cominciate da Tacito e Svetonio - ricordiamo che di recente il comune di Capri, per celebrare il centenario della morte dello studioso, in occasione dell'inaugurazione della riapertura della porta monumentale, vi ha apposto una lapide per esprimere gratitudine allo scrittore che, riabilitando Tiberio, ha anche rivalutato l'isola. Lo storico ebbe grande stima per Teano e nel suo libro più fortunato - Roman Memories in the Landscape Seen from Capri (1914) - inserì questo canto d'amore per la nostra città.

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La piccola Teano ebbe una splendida carriera. Guardando attentamente non vi è una differenza sostanziale tra il grande ed il piccolo, e la storia di questo piccolo luogo è così gloriosa, come se fosse stata magnificata cento volte e posta sull'orizzonte come quella di Roma.

Non ci sono pervenuti canti celebrativi di un bardo patriottico che celebrasse la grandezza di Teano ma, se ci fosse stato, avrebbe ben potuto suonare gioiosamente la lira e cantare le lodi di Teano l'Indomabile, che con successo sfidò il grande popolo dei Sanniti; Teano l'Astuta, che, abbandonata da Roma, si guadagnò nuovi alleati e li condusse contro i Sanniti; Teano l'Invincibile, che resistette a Roma quando i Latini, i Sanniti, i Volsci ed i Campani furono tutti sconfitti; Teano dal Cuor di Leone, che saccheggiò e devastò apertamente un alleato di Roma per poi guardare l'esercito romano passare con impotenza sotto le sue mura inviolate per sfogare la rabbia sulla città ubriaca di Cales. Quale altra città nel mondo aveva così sfidato il lupo romano, tirato la sua coda, riuscendo ad uscirne sana e salva? Nessuna al di fuori di Teano l'Imperturbabile

Così avrebbe potuto cantare il poeta mostrandosi meno infedele alla verità di quanto solitamente facciano i canti dei bardi patriottici.

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A questo punto conviene fare due passi indietro per meglio intendere sia l'origine di un tale apprezzamento sia la persona che lo serbava.

Thomas Spencer Jerome nacque in America, figlio del governatore dello stato del Michigan presso la cui università iniziò i suoi studi, conclusi poi ad Harvard. Intraprese, quindi, l'attività di avvocato e sembrava fosse destinato ad una esistenza piuttosto banale senza grandi colpi di scena. Avvenne, però, che viaggiando per l'Europa insieme ad un amico, rimase stregato dalla bellezza dell'isola di Capri a tal punto che abbandonò l'America e l'arte forense per vivere in una bellissima villa da lui comprata sull'isola, dove trascorse il resto della vita dedito alla ricerca sulla storia romana. Acquistò gradualmente una vasta biblioteca e per anni lavorò alla preparazione della sua opera magna sull'etica dei romani, che non vide la luce a causa della sua morte prematura. La sua figura stravagante ispirò vari scrittori e qui di seguito riporto un racconto dello scrittore William Somerset Maugham che in poche righe ci regala un bel ritratto di Jerome. Più un bozzetto descrittivo che un racconto, Mayhew fu pubblicato nella rivista 'Cosmopolitan' nel 1923 qualche anno dopo che si erano conosciuti.

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MAYHEW

Le vite degli uomini, di solito, sono determinate dal loro ambiente. Essi accettano le circostanze nelle quali il fato li ha precipitati non solo con rassegnazione, ma addirittura di buon grado. Sono come tram che viaggino soddisfatti sulle rotaie disprezzando lo scattante trabiccolo che si muove agile nel traffico e sfreccia baldanzoso per la campagna. Io li rispetto sono bravi cittadini, bravi mariti, bravi padri, e le tasse qualcuno le deve pur pagare, ma non mi attirano. Mi affascinano invece gli uomini - pochi, in tutta onestà - che prendono la vita nelle loro mani e la plasmano a loro piacimento. Può darsi che il libero arbitrio non esista, ma possiamo sempre illuderci del contrario. A un bivio ci sembra di poter davvero scegliere se andare a destra o a sinistra, e una volta fatta la scelta è difficile riconoscere che l'intero corso della storia del mondo ci ha obbligato a prendere quella direzione.

Non ho mai conosciuto un uomo più interessante di Mayhew. Era un avvocato di Detroit, capace e di successo. A trentacinque anni aveva uno studio solido e redditizio, un notevole capitale e la prospettiva di una fulgida carriera. Era un uomo retto e piacevole, dall'intelligenza acuta. Tutto lasciava presagire che sarebbe diventato una figura eminente in campo finanziario o politico. Una sera si trovava al club con un gruppo di amici; erano tutti brilli. Uno di loro, appena tornato dall'Italia, raccontò di una casa che aveva visto a Capri: una casa in collina, con la vista sul Golfo di Napoli e un grande, ombroso giardino. Descrisse le bellezze dell'isola più bella del Mediterraneo.

“Però!” disse Mayhew: “La casa è in vendita?”

“Tutto è in vendita, in Italia.”

“Allora mandiamo un telegramma e facciamo un'offerta.”

“Ma che diavolo te ne faresti di una casa a Capri?”

"Ci vivrei” rispose Mayhew.

Si fece portare un modulo e scrisse il telegramma. Qualche ora dopo giunse la risposta: l'offerta era stata accettata.

Mayhew non era un ipocrita e non fece mistero del fatto che, da sobrio, non avrebbe mai avuto un'idea cosi balzana: ma da sobrio non se ne pentì. Non era impulsivo né emotivo, ma onesto e sincero: non avrebbe mai insistito in una scelta per pura spavalderia, se l'avesse ritenuta scriteriata. Decise di fare esattamente ciò che aveva detto: i soldi non gli interessavano, e comunque ne aveva a sufficienza per stabilirsi in Italia. Non poteva sprecare la sua vita dirimendo futili controversie di gente senza importanza. Mayhew non aveva un piano ben definito: voleva semplicemente lasciarsi alle spalle un'esistenza che gli aveva già dato tutto ciò che gli poteva offrire. Immagino che i suoi amici lo ritenessero pazzo; alcuni cercarono probabilmente di dissuaderlo. Sistemò ogni faccenda, imballò i mobili e partì.

Capri è uno scoglio scabro dal profilo austero, immerso nel mare azzurro; ma i vigneti, verdi e ridenti, gli conferiscono una grazia placida e dolce. È un'isola amichevole, remota e bonaria. È strano che Mayhew abbia deciso di stabilirsi proprio in quel luogo incantevole, perché non ho mai conosciuto un uomo più insensibile alla bellezza. Non so che cosa vi cercasse: se la felicità, la libertà, o semplicemente un po' di svago. So tuttavia che cosa trovò: in un posto così inebriante per i sensi visse una vita tutta dello spirito. Sull'isola, così ricca di richiami storici, aleggia l'enigmatico ricordo dell'imperatore Tiberio. Dalle finestre affacciate sul Golfo di Napoli, con il nobile profilo del Vesuvio che cambia colore con la luce, Mayhew vedeva decine di posti che evocavano i romani e i greci. Il passato cominciò a ossessionarlo. Non era mai stato all'estero, e tutte quelle cose nuove gli stuzzicavano la fantasia; nel suo animo cominciò a fremere l'immaginazione creativa. Era un uomo pieno di energia, e decise di scrivere un'opera storica. Per qualche tempo cercò un soggetto, e alla fine scelse il secondo secolo dell'Impero romano. Era un'epoca della quale non si sapeva molto, e che gli pareva presentasse problemi analoghi a quelli del suo tempo.

Mayhew cominciò a raccogliere materiale e ben presto allestì un'immensa biblioteca. La formazione legale gli aveva insegnato a leggere in fretta, e si mise al lavoro. All'inizio, la sera, aveva preso l'abitudine di incontrare pittori, scrittori e affini nella piccola taverna vicino alla piazza, ma presto cominciò a condurre una vita ritirata, perché gli studi lo assorbivano sempre di più. Era abituato anche a fare il bagno nel mare tiepido e a passeggiare negli ameni vigneti, ma pian piano vi rinunciò, non volendo perdere tempo. Lavorava più di quanto avesse mai lavorato a Detroit. Cominciava a mezzogiorno e continuava per tutta la notte, finché il fischio del piroscafo che ogni mattina va da Capri a Napoli non lo avvisava che erano le cinque, l'ora di andare a letto. L'argomento del trattato gli si schiudeva davanti, sempre più sconfinato e significativo, ed egli immaginò un'opera che gli avrebbe conquistato per sempre un posto accanto ai grandi storici del passato. Anno dopo anno era sempre più raro vederlo nella società degli uomini. Non usciva mai di casa: si lasciava tentare solo da una partita a scacchi o dalla prospettiva di una disputa. Amava mettere l'intelletto alla prova. Ormai aveva una vasta cultura, non solo storica, ma anche filosofica e scientifica, ed era un bravo polemista pronto, logico e incisivo. Ma era anche affabile e gentile; traeva un umanissimo piacere dalla vittoria, senza però umiliare l'avversario con la sua esultanza.

Al suo arrivo nell'isola era un uomo robusto, dal fisico possente, con folti capelli e barba neri; ma col tempo il suo colorito si fece cereo, e lui sempre più magro e gracile. Era una strana contraddizione, per il più logico degli uomini: pur essendo un convinto e veemente materialista, disprezzava il corpo e lo considerava uno strumento da sottomettere al volere dello spirito. Non c'erano malattia o lassitudine in grado di fermarlo. Lavorò indefessamente per quattordici anni. Prese migliaia e migliaia di appunti, che poi mise in ordine e classificò. Ormai sapeva tutto sull'argomento, era finalmente pronto. Si sedette per cominciare a scrivere. E morì.

Il corpo che lui, il materialista, aveva tanto maltrattato si prese la rivincita.

Quell'immensa messe di sapere è perduta per sempre. Vana fu la sua ambizione, certo fra le più nobili, di scrivere il proprio nome accanto a quelli di Gibbon e Mommsen. Il ricordo di Mayhew è custodito nel cuore di pochi amici -sempre meno, ahimé, con il passare degli anni, e per il resto del mondo egli è sconosciuto da morto come lo fu da vivo.

Eppure per me la sua è stata una vita riuscita. Lo schema è armonioso e completo. Mayhew ha fatto ciò che voleva; è morto quando l'obiettivo era in vista senza mai conoscere l'amara delusione dello scopo raggiunto. (1)

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Oggi Jerome giace nel cimitero acattolico dell'isola, essendo morto proprio quando si accingeva a scrivere quello che doveva essere il suo capolavoro. Tuttavia nell'ultimo anno della sua vita assaggiò il successo con Roman Memories, che rimane un libro di piacevole lettura e che riserva delle interessanti sorprese, tra cui le pagine su Teano. Mandando i primi capitoli del libro all'amico Francis Kelsey, archeologo e collezionista, Jerome scrisse 'Vedrà che non può definirsi una pubblicazione scientifica, ma nemmeno un testo per educande. Diciamo che s'indirizza a un tipo di lettori medi, né santi né diavoli. Spero che le illustrazioni e gli altri fronzoli editoriali riusciranno ad attirare potenziali lettori, e che qualcuno, cominciando a sfogliare il libro per curiosità, rimanga intrappolato.' (2) Nella prefazione l'autore descrive così il suo libro: 'Un critico benevolo di quest'opera ha espresso l'opinione che necessitasse di una cura più appropriata sotto l'aspetto dell'erudizione pura, per renderla accettabile ai dotti; mentre, per quanto riguarda gli ignoranti, il libro tratterebbe un argomento che o non conoscono affatto, o di cui hanno al massimo un brutto e vago ricordo dai loro giorni a scuola. Questo mi sembra un altro esempio di quel paradosso degli stoici secondo cui tutta l'umanità sarebbe divisa in saggi e stolti - e gli stolti ne rappresenterebbero la parte maggiore. Ma è in realtà uno dei vanti degli anglo-sassoni, se possiamo tollerare questa parola conveniente ma molto imprecisa, che hanno troppo poca fiducia nel potere della ragione da non sentirsi affatto scomodi in una posizione di mezzo, per quanto possa sembrare illogica, e che non trovano necessario collocarsi tra i docenti universitari o tra gli asini.' Il libro contiene varie illustrazioni originali disegnate dall'artista e fotografo americano Morgan Heiskell, anche lui residente a Capri in quegli anni, e tra 'gli altri fronzoli' un paio di belle cartine piegate di tutto il territorio visto dalla sua villa a Capri che è il soggetto del libro.

Nel libro dedica due capitoli alla città di Teano - 'The Beginnings of Roman Campania' e 'Teanum the Unterrified – an Interlude' - nelle quali narra, cominciando dalla Prima Guerra Sannitica, un'incredibile serie di eventi di cui Teano fu protagonista. Rivela con quanta astuzia ed intelligenza la città seppe navigare nelle acque pericolose di quei tempi bellicosi, e spesso mettere in ridicolo l'incapacità dei vicini abitanti di Calvi e Sessa per meglio illuminare l'oggetto della sua ammirazione.

Raccomandiamo oltre alla lettura del libro Roman Memories, la recente vita dell'autore pubblicata nel 2004: L'avvocato di Tiberio. La tormentata esistenza e la quasi tragica morte di Thomas Spencer Jerome di Carlo Knight. Nonostante il libro fosse pieno di interessanti notizie sulla sua vita non riesce a convincere il lettore sul più grande mistero di Jerome – perché avesse lasciato per sempre la sua terra. Né il presunto rapporto d'amore con la sua 'governante' Yetta, né la possibile relazione omosessuale con l'amico Freer, insieme al quale comprò la Villa Castello a Capri, riescono a spiegarci il suo esilio enigmatico.

Epilogo - un lieto fine.

Sarà vero che Jerome non ha trovato un posto nell'Olimpo degli storici, tuttavia, a dispetto della sua “quasi tragica” morte, la messe del suo ingegno non è andata del tutto perduta. Infatti, poco dopo la sua scomparsa, l'Università del Michigan ha incaricato un giovane studioso, John Winter, di preparare per la stampa un libro che in qualche modo riassumesse, almeno in parte, l'enorme quantità di appunti sui quali il povero Jerome aveva speso tanta energia. E così, nel 1923 è uscito un libro postumo di Jerome, Aspects of the Study of Roman History. Inoltre il desiderio di Jerome di contribuire alla promozione degli studi storici tramite un ciclo di conferenze da tenersi ogni anno sia a Roma, presso l'American Academy, sia alla Michigan University in America è stato rispettato, e ancora oggi le prestigiose lezioni continuano a ricordare la memoria di Thomas Spencer Jerome.

Jerome è stato rivalutato recentemente, come abbiamo visto, dai Capresi. Ancora attende, però, un riconoscimento anche dai Teanesi, verso la cui città aveva tanta stima.

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Note

(1) - La traduzione è di Simona Solla, Una donna di mondo e altri racconti, W. S. Maugham, Adelphi 2013.

(2) - La lettera datata 5 aprile 1914 è conservata all'Università del Michigan, Kelsey Museum, The papers of Thomas Spencer Jerome ed è citata da Carlo Knight nel suo libro su Jerome L'Avvocato di Tiberio.

di Jonathan Esposito
(da Il Sidicino - Anno XIV 2017 - n. 11 Novembre)