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il Sidicino
 
 

Viaggiatori inglesi e il Grand Tour a Teano tra Settecento e

Ottocento:
 
Sir Richard Colt Hoare (1789), Craufurd Tait Ramage (1828), Keppel Richard Craven (1838)
 

Verso la seconda metà del Settecento si nota, tra i viaggiatori inglesi, la voglia di qualcosa di diverso, data la crescente insoddisfazione per il tour classico che ha considerato Napoli la sosta più meridionale. Per tutto il Settecento il tour continua a soffermarsi maggiormente nelle città di Venezia, Firenze, Roma, e Napoli rappresenta la tappa finale.“L'Europa finisce a Napoli e, per giunta, vi finisce abbastanza male. La Calabria, la Sicilia, tutto il resto è Africa,” scrive ancora all'inizio dell'Ottocento il poeta romantico francese Creuzé de Lesser.
Si fa strada, tuttavia, un “desiderio di qualcosa di più rispetto al giro comunemente chiamato tour d'Europa” che porta lo scozzese James Boswell all'isola di Corsica, dando alle stampe The Account of Corsica nel 1768, e Patrick Brydone (anch'egli scozzese) in Sicilia, pubblicando la prima importante guida della Sicilia in inglese nel 1773 – A Tour through Sicily and Malta.
Richard Colt Hoare nella Prefazione al suo libro A Classical Tour through Italy and Sicily (pubblicato nel 1819, ma il soggiorno in Italia risale al periodo 1785-1791) spiega che “mentre le sponde più remote dell'Egitto, della Grecia e dell'India vengono visitate e descritte, è alquanto singolare che l'interno dell'Italia debba rimanere così poco conosciuto e così poco frequentato.”
I dintorni di Napoli già dal Cinquecento avevano attirato numerosi visitatori, soprattutto i Campi Flegrei e successivamente il Vesuvio, consentendo al viaggiatore un po' di riposo dopo il grande susseguirsi di ricchezze artistiche e offrendogli lo splendido scenario naturale e le meraviglie dei fenomeni chimici; a queste mete erano stati aggiunti i templi di Paestum dopo la loro “riscoperta” verso la metà del Settecento. Ma, appunto, l'interno del paese rimaneva pressoché sconosciuto.
Il primo libro inglese che riesce a colmare questo vuoto viene scritto da Henry Swinburne solo a partire dal 1783 (ne sono seguite traduzioni sia in francese che in tedesco a testimonianza del suo enorme successo). Swinburne, accompagnato della moglie, viaggia da Napoli a Taranto, poi da Taranto a Reggio Calabria. Visita la Sicilia, la Calabria, gli Abruzzi, lasciando descrizioni, notizie, aneddoti nonché splendidi disegni dei posti visitati. Ma passando per Capua, in viaggio verso Gaeta, non si ferma a visitare la nostra città.
Dovrà passare solo qualche anno perché un viaggiatore inglese scopra i non pochi resti classici sparsi nelle campagne attorno a Teano. Colt Hoare si ferma qualche giorno alla fine di ottobre nel 1789 e il giovane scozzese Craufurd Tait Ramage ci ha lasciato un divertente resoconto della sua visita del 1828.
Qui di seguito riportiamo estratti di questi due resoconti. Tra gli autori di lingua inglese che sono passati per le strade di Teano e che hanno dedicato alla città più di un breve accenno abbiamo scelto di dedicare più spazio a Ramage e Colt Hoare per due motivi: sono le prime due descrizioni in ordine cronologico e non vi sono di esse traduzioni integrali in italiano. Sono, quindi, testi difficilmente reperibili. Per questi motivi dedicheremo solo poche righe all'interessante visita fatta da Keppel Craven, che è un indiscusso classico della letteratura di viaggi in Italia: Excursions in the Abruzzi and Northern Provinces of Naples (1838).
Ricordiamo inoltre che il libro di Ramage The Nooks and By-ways of Italy è stato pubblicato solo nel 1868 quando il Grand Tour era già irrimediabilmente tramontato, e per questo motivo non ha conosciuto grande successo. Nel 1965 esce una seconda edizione inglese (inspiegabilmente ridotta), tradotta l'anno successivo con il titolo Viaggio nel Regno delle Due Sicilie, dove tra l'altro manca proprio la lettera XXXV dedicata alla zona di Teano e che nell'edizione originale del 1868 copre dieci fittissime pagine (pp. 270-280).
Ramage viaggia con il corricolo da Napoli attraversando velocemente “la pianura polverosa” e si ferma a Capua dove fra l'altro visita il duomo e osserva, sarcasticamente, che “poche cattedrali in Italia sono servite da un tal numero di clero che ammonta a quaranta canonici del primo rango, dodici del secondo e dieci cappellani – o “mansionarii”, come vengono chiamati. Un bello schieramento! E se gli abitanti non sono bene istruiti nelle dottrine della chiesa cattolica non può essere certo a causa dello scarso numero di ecclesiastici.”
Lasciando Capua affitta un mulo, metodo di trasporto a lui più congeniale perché lo porta lontano dalle strade trafficate, per “procedere verso Calvi, il sito dell'antica Cales, celebre per i suoi vini.” Cita Orazio al riguardo, ma resta deluso quando assaggia il vino: “Non posso dire che l'abbia trovato particolarmente gradevole – aveva un gusto aromatico curioso, che non era affatto piacevole…”
Nonostante consideri Calvi “un villaggio squallido” (a miserable village) trascorre la maggior parte della giornata tra le numerose rovine dell'antica città che diligentemente descrive, per poi procedere verso Teano per trovare un posto dove dormire.
“Teano è una città di circa 4,000 abitanti dove non ho incontrato alcuna difficoltà nel trovare un posto per dormire che fosse sufficientemente buono per il mio scopo.”
La mattina successiva Ramage si alza presto e sale sulla collina di Sant'Antonio per godersi “una magnifica veduta” man mano che i raggi del sole nascente illuminano i paesaggi più distanti: “Davanti a me ancora una volta si stendevano i litorali di Baia, Miseno, Cuma con le isole di Ischia e Procida. A sinistra il Vesuvio menava fumo, e il Monte Sant'Angelo impediva di guardare oltre. La città di Teano e le colline vulcaniche di Rocca Monfina e Sessa stavano ai miei piedi. In lontananza si vedevano numerose colline rivestite di boschi di querce e di castagni.”
Tornando in paese si mette subito ad esaminare le antiche rovine. Cita Strabone e Livio e riporta varie iscrizioni.
Fin qui Ramage si comporta da tipico viaggiatore. Se si fosse fermato ad una convenzionale descrizione delle vestigia classiche dei luoghi da lui visitati gliene saremmo comunque grati per il resoconto personale e anche per essersi interessato a posti meno noti, come appunto la nostra Teano; ma presto l'interesse per lui si sarebbe esaurito. Invece è nei tocchi personali, come il disappunto per la qualità del vino o le conversazioni con le persone del posto, che si rivela la sua personalità (“il suo libro….contiene una filosofia di vita…non fornisce solo informazioni. Un fico secco per l'informazione. Rivela una personalità.” scriverà Norman Douglas), la sua mitezza e la disarmante onestà intellettuale, il suo interesse per tutto ciò che riguarda l'educazione e la religione, la sua avversione alla politica. Emerge, appunto, la sua personalità. Il libro di Ramage si distingue da tanti altri viaggi classici proprio per gli episodi rivelatori del carattere dell'autore, che vanno dall'apprezzamento per il vino e per le belle ragazze alle sue paure ed incertezze. Ricordiamo che ha girato quasi sempre a piedi o in groppa di un mulo, e sempre da solo: le foreste della Calabria, le paludi del litorale ionico, nonché tutta la Puglia ed il Molise, inclusa un'attraversata dei monti del Matese. Altri viaggiatori andavano in giro con la scorta o usavano le loro conoscenze aristocratiche per facilitare il contatto con il paese. Ma è stato proprio Ramage, che aristocratico non era, a riuscire forse per la prima volta a rivelare meglio lo spirito autentico del Sud. Ecco come continua il capitolo dedicato a Teano:
“Durante la passeggiata di stamattina ho fatto la conoscenza di un uomo ben informato, per niente d'accordo con l'attuale governo, come molti altri che avevo incontrato in altre parti del paese, ma poiché non ho fiducia in persone conosciute così per caso, e veramente non provo alcun interesse verso tali materie, è sempre mia regola cambiare argomento di conversazione, per rivolgerlo a qualche altra materia che suppongo conoscano bene. Ho chiesto se c'erano delle antiche leggende riguardanti le chiese di Teano; ha ammesso di sì, ce n'erano, ma lui certo non credeva in tale sciocchezze. L'episodio seguente si dice sia successo nella chiesa di Sant'Antonio, e la gente comune lo crede vero. Quando viene celebrata la festa di questo santo, la sua statua è riccamente decorata con molti gioielli che sono ben custoditi durante il resto dell'anno. Due uomini che non avevano il timore di Dio negli occhi, decisero di spogliare il santo della sua proprietà, ed uno di loro stava scappando con il bottino quando il suo compagno lo chiamò per tornare indietro e spogliare anche il bambino – Nostro Salvatore nelle braccia del Santo – dei suoi gioielli. Mentre faceva ciò, il santo chiuse le braccia in uno stretto abbraccio e lo mantenne così fermo che non poté muoversi finché fu “salvato” dalla polizia.
Un'altra storia che riguarda Teano e che, mi ha raccontato, è riportata in una iscrizione latina in una delle chiese, riguarda il loro primo vescovo, di nome Paride, che venne qui da Atene nel terzo secolo. Trovò che gli abitanti veneravano un drago, egli lo ammazzò, e di conseguenza si espose alla rabbia della gente e fu sottoposto alla violenza di un leone e di un orso. Questi animali feroci si gettarono ai piedi dell'uomo santo, e scuotendo le loro code, si misero a leccargli i piedi. Gli abitanti non potevano opporsi ad un tale miracolo e, essendosi convertiti al cristianesimo, lo nominarono vescovo.
Mi ha raccontato un'altra leggenda riguardante una sorgente, chiamata tempo fa “Fonte delle creature”- ma ora conosciuta come “Acqua scomunicata.” La gente del posto aveva l'idea superstiziosa che ogni bambino immerso nelle sue acque prima di compiere i sette anni venisse sanato da qualsiasi malattia di cui soffrisse. Tuttavia, i genitori erano obbligati ad offrire un ricco pasto, e poi, dopo aver spogliato il loro figlio delle sue vesti, lasciarle distribuire tra i poveri. Questa pratica superstiziosa fu fermata da un vescovo, e la sorgente è per questo ancora oggi conosciuta come “Acqua scomunicata”.
Il nuovo amico di Ramage lo informa che la sorgente acidula menzionata da Plinio si trova vicino a Francolise ed è ancora frequentata da coloro che soffrono di calcoli alla vescica. Ramage aggiunge: “Vitruvio fa menzione del suo uso per il medesimo scopo già ai suoi tempi, circa 20 AC”
Ancora in vena di raccontare, Ramage continua con “una storia curiosa che è successa in questi antichi bagni, che dimostra la superbia dell'aristocrazia romana, la sua insolenza e crudeltà, all'incirca nell'anno 124 AC. Si trova in un discorso famoso di Caius Gracchus, ed è raccontata da Aulus Gellius…” Lasciamo al lettore curioso il compito di trovare l'aneddoto della moglie di un questore ed i bagni maschili di Teano. E lasciamo anche Ramage che attraversa, con il suo comodo mulo, le colline ed i castagneti di Rocca Monfina, il paese di Conca (“qui ho passato una notte in una locanda molto disagiatamente”) diretto a Monte Cassino dove si fermerà qualche giorno per visitare la splendida biblioteca, prima di ripartire per Aquino.

Il 28 di Ottobre del 1790, ben venticinque anni prima della visita del viaggiatore scozzese, Richard Colt Hoare si ferma a Teano presso il Convento dei Minori sopra il paese. L'aristocratico ed erudito inglese era stato già una volta nel Sud, ma vi ritorna con l'intenzione di visitare località e posti meno conosciuti. Il suo resoconto è stato pubblicato solo nel 1819 come “completamento” di quella che all'epoca era l'opera più approfondita, pubblicata dal Rev. John Eustace, morto a Napoli prima di ampliare il suo “Classical Tour”, l'indiscusso “bestseller” che ha soppiantato il libro di Swinburne del secolo precedente per i quarant'anni seguenti.
La descrizione di Hoare è molto più dettagliata rispetto a quella di Ramage, e riporta moltissime iscrizioni insieme a parte di una lettera ricevuta dal canonico Don Angelo Lanfredi. Hoare lo descrive così: “Durante la mia residenza a Teano ho avuto la grande fortuna di incontrare il Canonico Don Angelo Lanfredi, un uomo molto intelligente e comunicativo dal quale ho imparato molto sull'antica colonia.” La lettera, in latino, (“..un'elaborata dissertazione sulle antichità di Teano”) parla dei risultati di nuove scoperte archeologiche fatte in una masseria presso il fiume Savone.
Hoare si rivela molto più che un dilettante archeologo nelle sue descrizioni e nelle sue ipotesi. Scrive:
“I resti più rimarchevoli sono quelli che vengono chiamati Anfiteatro e Circo; sebbene io sia del parere che il primo fosse un teatro e il secondo un anfiteatro. All'interno del primo vi è ora una piccola cappella dedicata alla Madonna della Grotta. Rimangono considerevoli passaggi sotterranei a volte che, secondo l'opinione del popolo, arrivano lontano. Il fatto che mi fa supporre che quest'edificio sia stato un teatro è che sono riuscito a trovare, tra le rovine, tracce di fondamenta di forma semi-circolare e non di forma ovale. L'appellativo di Cerchio ora dato all'altro edificio, è probabilmente causa dell'idea che esso sia stato un circo, però questa ipotesi è totalmente inapplicabile a questi resti, perché la forma di un antico circo era completamente diversa. Inoltre, suppongo che la parola Cerchio indichi la forma consueta di un anfiteatro. Infatti ho tracciato tra le rovine due terzi o più della sua circonferenza ovale.”
Se sorprende che Colt Hoare identifichi correttamente i maggiori edifici di Teano già alla fine del Settecento, cosa dire di ciò che scrive dopo:
“Sia nei tempi antichi che in quelli moderni Teano è stato luogo di miracoli. I primi ricordati sono quelli di San Paride, un nativo di Atene, che venne qui nell'anno del nostro Signore 333. Avendo ucciso un terribile drago, che gli abitanti veneravano come una divinità, e che si nascondeva in una grotta non lontano della città vicino al fiume Saona (sic), fu trattato come un altro Daniele, esposto alla furia di un leone e di un orso; ma, appena questi lo videro, persero la loro natura di belve inferocite ed egli uscì indenne. Tali prove straordinarie di protezione divina impressionarono non poco gli abitanti del luogo: egli divenne il loro vescovo dopo che li ebbe convertiti al cristianesimo. Sul luogo dove si dice che il santo abbia ammazzato il drago si erge una vecchia chiesa: e la seguente iscrizione ricorda la tradizione…” Qui Hoare riporta l'iscrizione per intero. Poi continua: “Numerosi miracoli più recenti sono attribuiti al santo patrono del convento dove ho alloggiato durante la mia permanenza a Teano. Uno di questi che è successo circa cinquant'anni fa, ora ve lo racconto. Prima della festa annuale di Sant'Antonio, la sua statua, riccamente decorata con dei gioielli, ecc., viene esposta per qualche giorno al pubblico. Due criminali, attirati dal ricco aspetto del santo, decisero di derubarlo, e per fare ciò si nascosero nel pulpito della chiesa. Durante la notte iniziarono il loro saccheggio. Uno aveva già spogliato il santo e stava uscendo con il bottino quando fu richiamato dal suo compagno che gli chiese perché non avesse spogliato anche il bambino che stava nella mano destra della statua. Ritornò, ma, non appena ebbe toccato il bambino, fu afferrato dal santo che lo strinse così forte che non gli fu possibile fuggire. Fu trovato così la mattina successiva dai padri del convento; ma il santo non rilasciò il suo prigioniero al superiore e nemmeno al vescovo. Lasciò la presa solo davanti ai magistrati e il delinquente, essendo così consegnato all'arma secolare, patì la punizione dovuta al suo tentativo sacrilego.”
Hoare racconta anche la pratica presso La Fonte delle Creature: “Era abitudine immergere nella sorgente i bambini, che venivano poi spogliati dei loro vecchi panni e vestiti con abiti nuovi. Dopo veniva preparato un ricco banchetto e, quando gli ospiti erano soddisfatti, quello che rimaneva veniva lasciato insieme ai vestiti vecchi presso la sorgente per essere portato via dai poveri. Questa abitudine fu abolita dal vescovo.”
Hoare conclude così la sua descrizione di Teano: “Prima di lasciare Teano mi sento in dovere di dedicare qualche riga alla splendida posizione della mia cella a Sant'Antonio. Questo convento si trova vicino al paese e sta su un terreno elevato. L'ospizio si trova ancora più in alto e comunica con il convento attraverso una stradina coperta. Qui vengono a ripararsi i frati nei mesi estivi, per respirare un'aria più pura rispetto a quella della loro residenza più a valle. Il Padre Guardiano molto cortesemente mi ha concesso il suo personale appartamento nell'ospizio, dove sono stato completamente appartato, proprio come il primo eremita che fissò la sua dimora sulla collina che tuttavia riusciva a comunicare a voce con i confratelli del convento. Poiché sono arrivato nella mia cella di notte non ho potuto farmi alcuna idea riguardo alla sua posizione. La mia sorpresa è stata, dunque, più grande e più piacevole la mattina, quando, guardando dalla finestra, i miei occhi si sono deliziati del panorama più bello che sia possibile immaginare. Al sud-ovest ho ammirato i bei boschi adiacenti alla Torre di Francolese (sic); e quelle pianure estese chiamate Sidicina aequora da Virgilio, coronate dalle isole di Ischia e Procida, e i litorali di Baia, Cuma, Miseno, con il Vesuvio fumante, fino a un'alta montagna sopra Capua, chiamata Tifata. Al sud-est lo sguardo dominava la città di Teano e le alture retrostanti. Il paesaggio dietro la mia cella era incantevolmente variegato da colline e foreste intersperse con dei villaggi ecc., tra i quali torreggiava in modo molto cospicuo l'eminenza rocciosa di Rocca Monfina, l'antica città degli Aurunci. Questo paesaggio incantevole era reso ancora più bello dalla limpidezza dell'aria e dai ricchi colori autunnali.”
Dal confronto delle descrizioni di Teano di questi due viaggiatori inglesi sorge un grande dubbio. Non è che “l'uomo ben informato” di Ramage fosse lo spirito del buon Canonico Don Angelo Lanfredi? O forse Ramage ha copiato più del dovuto dal suo predecessore. Qualunque sia la risposta siamo grati ad entrambi per averci aperto uno scorcio prezioso sulla nostra città.
Pochi anni dopo il clima intellettuale è mutato notevolmente. I viaggiatori non cercano più di trovare solo quei luoghi descritti nei loro tanto amati classici. Le citazioni di Plinio, Orazio e Virgilio hanno ceduto il posto alle descrizioni della natura sublime e romantica. Se Ramage non ha mostrato alcun interesse per il medioevo i viaggiatori romantici lo prediligono. Non deve sorprenderci allora di trovare solo una frettolosa menzione dei resti romani a Teano nel resoconto di Keppel Craven che appartiene ad una nuova epoca e ha una diversa sensibilità, anche se la sua visita è quasi contemporanea a quella di Ramage.
Craven si sofferma, dopo una descrizione della circostante campagna, sulla tomba presunta di Marino Marzano e racconta la lotta tra lui e il re Ferdinando, e il fallito tentativo di assassinare il re “in un luogo solitario tra Teano e Carinola”. Poi ammira “la grandezza e la solidità del castello” e le strette strade tortuose del centro medievale.
A differenza degli altri autori che abbiamo letto, il libro di Craven è stato varie volte tradotto negli ultimi decenni ed è, quindi, facilmente reperibile.

di Jonathan Esposito

(da Il Sidicino - Anno IX 2012 - n. 1 Gennaio)